Conosci la Vita di Santa Maria Francesca

Conosci la storia di Santa Maria Francesca…
Santa Maria Francesca fu una santa napoletana del 1700. La santità di Maria Francesca non fu claustrale ma si svolse, in modo sublime, nel mondo. E il mondo di Maria Francesca erano i Quartieri Spagnoli con i loro abitanti, con le loro storie
di vita quotidiana e alle prese con i problemi di tutti i giorni: il lavoro, le malattie, i lutti, la fame, la povertà, gli anziani soli, il vizio, le bische, le donne di malaffare…
Pienamente ed empaticamente inserita in quello spaccato di vita popolare, Maria Francesca diede la sua testimonianza di fede e di carità. “Ddinto o’ vico” Maria Francesca trascorse la sua esistenza, impigliata nel folto della vita “a sbrogliare matasse”, come ella diceva, cercando di trovare e di non perdere per sé e per gli altri, pure in quei vicoli tra i poveri e gli sventurati, il bandolo della santità.
I primi anni della sua vita
Maria Francesca delle Cinque Piaghe, al battesimo Anna Maria Rosa Nicoletta Gallo, nacque a Napoli il 25 marzo del 1715 in un mezzanino presso vico Porta Carrese nel quartiere di Montecalvario1 da Francesco Gallo e Barbara Basinsi, entrambi onesti artigiani che avevano una piccola azienda domestica per la tessitura ed il commercio di nastri con l’oro, di cui si faceva molta richiesta anche fuori Napoli. Il padre era un uomo piuttosto irascibile, collerico, emotivamente instabile, spesso violento e aveva il cuore malato di avarizia. La madre Barbara era una donna affabile, paziente, coraggiosa, capace di sopportare, senza troppo
lamentarsi, le tribolazioni e le difficoltà della sua vita matrimoniale abbastanza travagliata. Dio, che aveva posto lo sguardo su di lei fin dal grembo materno, iniziò ad operare nella sua piccola anima. Fin da bambina si dimostrò molto sensibile riguardo alle cose di Dio. Desiderava pregare e partecipare alla messa.
Era attratta dall’Eucarestia e soprattutto dal Cristo Crocifisso che contemplava in tutte le chiese e inteneriva il suo cuore, riempiendolo di profonda compassione. Pregava in ginocchio, anche di notte, davanti ai piccoli altari
che allestiva in casa, come raccontavano le sorelle che la vedevano. Il Natale per lei era una festa. Barbara preparava Gesù Bambino e lo faceva deporre ad Anna Maria che si commuoveva fino alle lacrime, mentre le sue guance e le sue mani bruciavano di un calore divino.
La Vocazione
Nel quartiere, intanto, si era sparsa la voce che la figlia di Francesco Gallo fosse una santa figlia e che conducesse una vita esemplare lontana da ogni mondanità. Molte ragazze si recavano da lei e avevano piacere di ascoltarla mentre con semplicità insegnava loro le virtù, la modestia nel vestire, la prudenza e poi le esortava ad amare Dio, ad osservare i suoi comandamenti e quelli della chiesa. Anna Maria non era andata a scuola e parlava in dialetto, aveva imparato a leggere per quello che le era necessario ma nella conoscenza religiosa era talmente avanzata che pareva istruita da un angelo. Era piena di carità e d’amore verso il prossimo e chi la frequentava non poteva non accorgersene. Aveva modi gentili e cordiali nell’avvicinarsi alle persone e accoglieva tutti con estrema bontà. Non c’era mai un gesto di noia o di impazienza sul suo volto nell’ascoltare
i guai, le tribolazioni, le sofferenze degli altri; non dimenticava mai nessuno e pregava per tutti quelli che si affidavano alle sue orazioni. Anna Maria, ancora adolescente, espresse il desiderio di consacrarsi a Dio Così all’alba dell’8 settembre 1731, dopo la cerimonia religiosa avvenuta tra le pareti domestiche e il taglio della folta chioma intrecciata da lei stessa con un nastro e offerta alla Vergine di Montecalvario, Anna Maria vestì l’abito Francescano Alcantarino e pronunciò la formula della professione religiosa assumendo d’ora in poi un nome nuovo: suor Maria Francesca delle Cinque Piaghe di Gesù Cristo, per identificarsi sempre di più con il Cristo Crocifisso suo unico amore. Scelse di essere una monaca di casa e continuò a vivere nella sua casa paterna.
Le prove della sua vita
Maria Francesca fu instancabile nel sostenere tribolazioni e difficoltà di ogni genere. Con la consacrazione religiosa cominciarono le estasi, i rapimenti, le profezie ma anche le persecuzioni. Incompresa, perseguitata ella aveva per fondamento la pazienza e la fede che le insegnavano a guardare ogni cosa che accadeva con gli occhi di Dio e, credendo fermamente nella Sua Bontà e Sapienza, si consegnava volentieri al Suo volere con la certezza che tutto sarebbe stato possibile in Lui che la sosteneva e la confortava. Molte furono le prove a cui venne sottoposta in tutta la sua vita, umiliazioni e accuse pesanti che offesero il suo onore; subì aspre persecuzioni e insulti di ogni genere che avrebbero fatto tremare e desistere chiunque. Lei invece no. Soffrirà molto ma non vacillerà minimamente, né verrà meno la sua costanza, il suo ardore nell’amare il suo Signore.
Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?
La Carità verso il Prossimo
Dalla “compassione” per Cristo sofferente e dal sentirsi destinataria di un amore così immenso e immeritato scaturì la carità eroica verso il prossimo di Maria Francesca. Non si può pensare di amare senza soffrire: la Serva di Dio l’aveva compreso e per questo, nel silenzio della preghiera, chiedeva al suo Signore un di più d’amore. Per questo motivo ella rimase sempre solidale con la sua gente dei Quartieri, povera con i poveri, emarginata con gli emarginati, sofferente con i sofferenti, cercando di illuminarli e soccorrerli, amando Dio e vivendo con loro e come loro. Maria Francesca continuò ad amare chi non l’amava, a vivere con quotidiana bontà e pazienza, a perdonare con l’amore stesso di Cristo, con la stessa Sua passione, con la tenacia di chi non torna indietro, con la gratuità di chi mette gli altri prima di sé. Maria Francesca, nonostante fosse “la donna più povera del mondo”, usò una carità eroica con il prossimo. La vista compassionevole delle miserie altrui talmente la penetrava che non trovava pace finché non andava a mendicare per loro, a cercare quanto era sufficiente a sopperire ai loro bisogni. Ma chi toccava di più il suo cuore erano quelle donne di malaffare, streghe, avvelenatrici, concubine e prostitute che popolavano i Quartieri Spagnoli. Maria Francesca convertì molte prostitute e molti peccatori ostinati mettendo sé stessa più volte al rischio di essere maltrattata e percossa come raccontano i testimoni. «La salvezza di un’anima è talmente grande che per questo il figlio di Dio dovette farsi uomo e soffrire tanto.». Pensava Maria Francesca. Da qui scaturiva il suo ardore e il suo desiderio impetuoso di condurre i peccatori deviati di ogni genere fuori dall’inferno e ricondurli sulla retta via della salvezza eterna. La sua sollecitudine amorosa fu anche per i malati perché erano per lei il Volto di Cristo sofferente: “ero malato e mi avete visitato”.
Fenomeni Mistici in Santa Maria Francesca
Maria Francesca è stata una figura altamente carismatica. Ella ricevette dal Signore doni soprannaturali come la profezia, le estasi, le levitazioni, le apparizioni del Signore, il dono di leggere nei cuori. Ma il dono che i testimoni le attribuiscono come segno caratteristico e privilegiato sono le sacre stimmate e la transverberatio. Maria Francesca ebbe il dono della piaga
del costato, cioè la transverberazione. Soffrì per cinquant’anni, fino alla morte, le conseguenze di questo fenomeno mistico. Padre Francesco Saverio Bianchi rivelò che la Serva di Dio aveva due costole rotte dalla parte del cuore che si ruppero in una contemplazione che ella ebbe del Paradiso perché il suo cuore si era straordinariamente dilatato. Per questo motivo fu costretta a mettere un busto di ferro per contenere il cuore quando si dilatava, impedendo così di urtare le costole. Maria Francesca aveva ricevuto il dono di leggere nei cuori, di conoscere fatti e avvenimenti, una percezione totale dei pensieri e dei sentimenti delle persone.
Morte di Maria Francesca delle Cinque Piaghe
Era l’alba del 6 ottobre 1791. Don Giovanni celebrò la Santa Messa e poi le chiese se volesse ricevere l’Eucarestia. Ella chinò il capo in segno di affermazione. Al vedere il suo Gesù nelle mani del sacerdote, miracolosamente, si riprese all’istante: spalancò gli occhi che divennero luminosi, aprì la bocca e senza un minimo di fatica si cibò della particola e cadde in una profonda estasi. Le fu presentato il Crocifisso e le dissero di baciare i piedi al suo Sposo Gesù morto per noi sulla croce. Ed ella, sempre obbediente fino all’estremo respiro, a quella richiesta, docile si arrende: alza il capo già immobile, accosta le labbra a quelle dolcissime piaghe, volge un ultimo sguardo d’amore al Crocifisso suo bene; poi ricade subito sul guanciale e chiude gli occhi alla terra per aprirli al Cielo.
I Miracoli
Maria Francesca compì alcuni miracoli in vita per molte donne afflitte da malattie e per donne con difficoltà di gravidanza che si rivolgevano a lei per chiedere il dono di un figlio.
Una di queste donne fu Brigida de Vincenzi che, vedendo la santità di Maria Francesca nello spirito di preghiera, nelle sue parole e nel suo stile di vita così povero e umile, le confidò con angoscia e dolore di essere sposata da ormai tre anni e di non avere figli. Maria Francesca la tranquillizzò con buone parole, la esortò ad avere fede e le profetizzò la nascita di tre figli maschi che sarebbe poi avvenuta nel corso di tre anni, proprio come ella aveva predetto.
Angiola Aletto era incinta e il suo feto le causava grandi dolori che si sentiva debilitata perché non riusciva a dormire notte e giorno. I medici le dicevano di abortire perché il bambino non sarebbe stato sano e non le davano speranze. La donna era disperata e Maria Francesca, saputo il fatto, si recò a visitarla. Con un dolce sorriso le disse di non temere perché dentro di lei non c’era un mostro ma un bel bambino paffuto e sano. Le disse: «È un bello e grosso piccirillo e siccome è cresciuto, il tuo ventre è piccolo, perciò ti dà tanto dolore!». Poi prese il cordone e glielo pose sulla pancia dicendo: «Orsù ninno mio, statti quieto e fa’ riposare mamma tua.». Il bambino nel grembo, come avesse udito il comando, non si agitò più finché non giunse il tempo del parto e la donna partorì felicemente.
La santa operò la guarigione in favore di uno dei figli di Antonia Perrino che abitava di fronte casa sua. Questo era un bambino storpio e malconcio ed era costretto, di continuo, a giacere disteso a terra. Un giorno quando aveva quattro anni e la povera donna, disperata, lo prese tra le braccia, chiamò a gran voce dalla strada la Serva di Dio e mostrandoglielo disse: «Maria Francesca, prega il Signore che se lo prenda o che lo faccia stare bene!». Costei, accorsa alla finestra e vista la scena straziante, cercò di consolarla:
Non dubitare, abbi fede, vedrai che camminerà e guarirà.». Ma quella: «E che vuoi guarire, vedi qui com’è ridotto!». E così dicendo le mostrava le gambe e le braccia del figlio. «Non dubitare, abbi fede, vedrai che guarirà.» Infatti, pochi giorni dopo, il bimbo guarì “perfettamente, senza mostrar in sé vestigio alcuno del passato malore
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Canonizzazione
Il processo per la canonizzazione di Maria Francesca fu avviato pochi mesi dopo la sua morte, il 22 marzo 1792 a Massa Lubrense perché il vescovo di quella città era Monsignor Angelo Vassallo, un sacerdote dell’Abazia di Montevergine che aveva conosciuto Maria Francesca nel periodo che abitava a Napoli. Amico dell’abate Toppi, anche a lui, la Serva di Dio predisse l’episcopato. La sede del processo fu spostata a Napoli e iniziò il 13 giugno 1794. Il processo si svolse in varie fasi in cui vennero ascoltati molti testimoni.
Venne dichiarata venerabile il 18 maggio 1803 da papa Pio VII e beatificata il 12 novembre 1843 da papa Gregorio XVI. La sua canonizzazione fu celebrata da Pio IX il 29 giugno 1867. Fu la prima donna napoletana elevata agli onori degli altari ed è compatrona della città di Napoli dal 1901 insieme a san Gennaro. Il Martirologio romano fissa la memoria liturgica il 6 ottobre.
https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/maria-francesca-delle-cinque-piaghe.html
Dal 2001, il corpo di Santa Maria Francesca è stato traslato nella casa santuario in Vico Tre Re a Toledo, dove ella aveva vissuto per trentotto anni.
Il Santuario di Santa Maria Francesca, che custodisce le sue sacre spoglie, è oggi meta di continui pellegrinaggi e luogo di devozione e preghiera.









